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La Sardegna, (Sardigna o Sardinnia in Sardo),
� una regione autonoma a statuto speciale dell' Italia insulare. Situata al centro del Mediterraneo
occidentale, si differenzia profondamente dalle altre Regioni italiane, sia per la variet� dei suoi ecosistemi,
sia per le sue specifiche peculiarit� culturali, etniche e linguistiche.
Seconda isola del Paese, dista circa 180 Km dalle coste della penisola italiana,
dalla quale � separata dal Mar Tirreno, mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che
si trovano a circa 190 Km a Sud. Le bocche di Bonifacio, a Nord, larghe 11 Km, la separano dalla
Corsica
e il Mar di Sardegna, a Ovest, dalla penisola iberica e dalle isole Baleari. le citta pi� importanti sono: Cagliari, Sassari, Oristano, Nuoro, Olbia, Alghero, Carbonia, Iglesias, Tempio Pausania
e Lanusei.
La sua superfice � di 24.090 Kmq e gli abitanti sono circa 1,64 milioni, pari a
68 per Kmq. Pi� dell'80% del territorio � formato da colline - (68%) - e da montagne
- (13,5%) - che non raggiungono mai grandi altitudini. Le zone pianeggianti sono
il 18,5% del territorio e la pi� estesa � quella del Campidano che separa i rilievi centro settentrionali dai
monti dell' Iglesiente. Da nord, si distinguono i monti di Limbara-(1.326m),
i monti di Al� - (1.090 m), il monte Albo -(1.127m), le Dolomiti di Oliena
-(1.463 m). I rilievi, formati da rocce antichissime, livellate da un lento ma continuo
processo di erosione, culminano nel massiccio del Gennargentu (Punta La Marmora - 1.834m), mentre i
monti dell'Iglesiente digradano verso sud con minori altitudini. I fiumi hanno carattere
torrentizio e molti sono sbarrati da imponenti dighe per formare laghi artificiali,
utilizzati principalmente per irrigare i campi, i pi� importanti sono il Tirso, il Flumendosa ed il Coghinas. Le coste, per complessivi 2.400 Km, si
articolano nei golfi dell'Asinara a nord, di Orosei a est, di Cagliari a sud e di Oristano ad Ovest. � circondata da molte isole ed isolette,
tra le quali: l'isola dell'Asinara, San Pietro, Sant'Antioco, l'isola di Tavolara, l'arcipelago della Maddalena con Caprera.
La Sardegna vista dal satellite. Il nome
Sardegna deriva da quello dei suoi
antichi abitatori: i Sardi. Colonizzata prima dai
Fenici e poi dai
Greci, fu da questi ultimi chiamata
Hyknusa che
significa
impronta, sicuramente perch� nella sua forma, ravvisavano l'orma
di un piede umano. I
Latini la chiamavano invece
Sandalion (sandalo).
I primi Sardi
Le prime tracce della presenza umana in Sardegna, sono le selci, ritrovate nel sassarese, scheggiate in un periodo
compreso tra i 500.000 e i 100.000 anni fa per costruire utensili. Per trovare l'uomo
pi� evoluto bisogna risalire a 14.000 anni a.C.: gli scavi della grotta di Corbeddu,
a Oliena,
oltre che a delle pietre sbozzate, hanno restituito anche fossili umani. Le testimonianze
dell'uomo
Neolitico - (6.000 - 2.700 a.C.) - sono ben numerose: i neolitici pi� antichi
incidevano le loro ceramiche con il bordo di una conchiglia, il cardium edule,
e la cultura cardiale si svilupp� fino a 4.500 a.C. La successiva cultura
di Bonu-Ighinu dur� fino al 3.500 a.C. circa, mentre l'ultimo periodo � caratterizzato
dalla cultura di San Michele che giunse fino al 2.700 a.C. I neolitici sardi
vivevano all'aperto e in grotte, allevavano bestiame, utilizzavano strumenti in
selce ed in
ossidiana, coltivavano cereali, cacciavano e pescavano. Conoscevano la tessitura, scolpivano
statuine stilizzate raffiguranti la Dea Madre, accentuando le forme del seno e del bacino, costruivano ciottole e vasi decorati in
vario modo. Si svilupparono in quel periodo due forme di architettura funeraria:
da una parte strutture megalitiche come dolmens e menhirs (pedras fittas), dall'altro le domus de janas
(casa delle fate), tombe scavate nella roccia che riproducevano l'intera
struttura abitativa e nelle quali venivano seppelliti i morti, colorando con ocra
rossa il pavimento, le pareti della tomba ed anche il corpo del defunto.
Nella fase finale del periodo neolitico (fino al 1.600 a.C.) si succedono altre
due culture ceramiche (di Ozieri - Monte Claro- e di Bonnanaro), inizia la lavorazione dei metalli: prima
il rame,
poi il
bronzo.
I costruttori di torri
Barumini
- su Nuraxi- la
reggia nuragica. Il sito � stato classificato dall'
Unesco patrimonio
mondiale dell'umanit�. Secondo alcuni studiosi, l'Isola era molto popolata: si suppone
che su una media di 5000 nuraghi semplici, di 3000 fra nuraghi complessi e villaggi,
con una media di 10 abitanti per ogni torre isolata e di 100 abitanti per ogni borgo,
si poteva contare una popolazione di circa 350.000 unit� (la Sardegna riebbe questa
densit� abitativa solo nel
Quattrocento).
Pi� di 7.000
nuraghi, (8.000 secondo altre fonti), uno ogni 4 Kmq, centinaia di villaggi
e tombe
megalitiche, sono la testimonianza di una delle civilt� mediterranee pi�
misteriose, al punto che anche le interpretazioni pi� avanzate sulla funzione delle
torri nuragiche, sulla vita e sulla struttura sociale di questo popolo, mancano
di
riscontri archeologici certi. Ma allora, i nuragici, i costruttori di torri
(Tyrrhenoi - come li chiamavano i Greci), chi erano? Dalle testimonianze delle antiche genti
con cui interagivano, sicuramente erano un popolo di guerrieri e di naviganti, di
pastori e di contadini, suddiviso in piccoli nuclei tribali (clan). Andavano per mare, commerciavano
con Micene,
con i Fenici,
con gli
Etruschi. Furono i padroni assuluti della Sardegna per circa 800 anni, (dal
1.500 al 700 a.C.), su un territorio allora richissimo di boschi, di acque, di fertili
valli. Il nuraghe era il centro della vita sociale delle trib�, ma oltre alle torri,
altre strutture megalitiche caratterizzavano la civilt� nuragica: le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) e i pozzi sacri (luoghi di culto). Le enormi stele
centrali delle tombe dei giganti (molte superano i 4 m di altezza) e la straordinaria
precisione costruttiva dei pozzi sacri, dimostrano la complessit� e la raffinatezza
raggiunta da questa civilt�. Anche la produzione di
bronzetti, con raffigurazioni a volte realistiche, a volte immaginarie,
aggiunge fascino al mistero dei nuragici, mistero destinato sicuramente a durare
ancora per la mancanza di un elemento fondamentale per decifrare le antiche civilt�:
la
scrittura. Poi furono sconfitti da Cartagine e da Roma. A quel punto la
Sardegna si � divisa. Nelle valli e sulla costa ha trionfato la civilt� dei vincitori,
in montagna e nelle zone impervie, mai romanizzate (la Barbagia), la cultura nuragica ha resistito tramandandosi
nei secoli: per la sua originalit� e per i suoi misteri � quella che pi� di ogni
altra simboleggia la Sardegna.
Le nuove ipotesi
I nuraghi furono costruiti mediante filari sovraposti di pesantissimi blocchi di
pietra, tenuti insieme senza l'uso di nessun legante, con una tecnica costruttiva
sconosciuta, definita
ciclopica.
La civilta nuragica abbraccia un periodo di tempo che va dalla prima Et� del
Bronzo - (dal 1.700 a.C.) - al II sec. d.C., ormai in piena epoca romana;
ha convissuto con altre culture estranee all'Isola, come quella fenicia,
quella punica e quella romana. Le torri nuragiche sono i monumenti
pi� rappresentativi di quella civilt� e quanto alla loro effettiva funzione, se
ne discute da almeno cinque secoli: c'� chi li ha visti come tombe monumentali
e chi come case di giganti, chi fortezze, forni per la fusione
di metalli, prigioni e chi templi di culto del sole.
Un contributo rivitalizzante allo studio di tale civilt� � di recente giunto da
una teoria (del giornalista Sergio Frau) che sta avendo autorevoli riscontri e che vedrebbe
nella civilt� nuragica l'origine storica del mito di Atlantide. Altre ipotesi descrivono le strutture megalitiche
come osservatori astronomici: le torri sarebbero disposte secondo precise regole
astronomiche, ed erano utilizzate per la misura del tempo. Secondo altri,
i nuraghi e le tombe dei giganti sono costruiti e ubicati in base
a regole che derivano dalla conoscenza del magnetismo e della rabdomanzia.
Come i Celti
nelle isole britanniche, anche i Sardi costruirono circoli megalittici
- (anelli di pietre conficcati nel terreno), orientati verso i punti dell'orizzonte
in cui sorgevano il
Sole, la
Luna,
Venere e la Croce del Sud: alcuni sostengono che a quei
tempi la Sardegna fu la grande isola sacra del Mediterraneo.
Le successive fasi storiche
Particolare del pozzo sacro
Su Tempiesu. Luoghi di culto, i
pozzi sacri
stupiscono per la loro perfezione costruttiva.
Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna
fu, sin dagli albori della civilt� umana, un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda
all'altra del "mare nostrum", in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo
territorio, ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti
importanti e le sue coste, ricche di approdi naturali, furono essenziali alle navi
che transitavano lungo rotte dirette verso altri porti.
Fu cos� che nella sua millenaria storia, ha saputo trarre vantaggio sia del proprio
isolamento, che ha consentito lo svilupparsi dell'incredibile e misteriosa civilt�
nuragica, sia della propria posizione strategica, ostacolo inaggirabile nella rete
degli antichi percorsi. Il risultato � che nel suo antico bagaglio storico, si trovano
segni di solide
culture indigene, sviluppatesi praticamente immutate nel corso dei secoli,
cos� come i segni delle maggiori potenze coloniali antiche. Sono ricche le testimonianze
di queste presenze, disseminate dappertutto lungo l'intera isola.
Fenici e Cartaginesi
Quando arrivarono i Fenici, tra il IX� e il VIII� secolo a.C., in Sardegna si
contavano circa 8000 nuraghi, dalle semplici torri di avvistamento - (avamposti
ai confini dei territori dei singoli clan) - ai castelli veri e propri, con annessi villaggi
di capanne (come il nuraghe Santu Antine di Torralba). I Sardi delle zone costiere occupate pian
piano collaborarono con i nuovi venuti, mentre quelli rimasti indipendenti sulle
montagne, abbandonato l'iniziale atteggiamento ostile, divennero federati e pi�
tardi anche alleati dei Punici contro l'espansione di Roma.
I Fenici si insediarono soprattutto lungo la costa occidentale ed ancora oggi la
loro presenza � ben visibile, nonostante le successive sovrapposizioni romane. L'insediamento
piu spettacolare �
Nora, uno dei loro maggiori scali ed allora una delle prime citt� dell'Isola:
si possono ammirare ancora ben conservati un' insieme di resti fenici (la necropoli,
il tempio di Tanit) e romani (il teatro, il foro, le terme, edifici civili e religiosi).
I Romani
Dopo la caduta della potenza fenicia e dopo un periodo di convivenza tra le due
potenze di allora - Cartagine e Roma - dopo due guerre puniche, i Romani si impossessarono
definitivamente dell'Isola nel 214 a.C.. Anche per loro, dopo un iniziale periodo
di difficile convivenza con i Sardi e con i Sardo-punici, segu� una graduale
integrazione. Quelli che furono prosperi centri fenici, come Karalis, Sulci,
Nora, Bithia, Tharros, Neapolis, continuarono la loro
esistenza romanizzandosi velocemente. Cagliari (Karalis) divenne la capitale della nuova
provincia, e fu arricchita da molti monumenti, tra i quali l' anfiteatro,
utilizzato tutt'ora. Dall'altra parte dell'isola, Turris Libisonis (Porto Torres)
fu il centro pi� importante della parte settentrionale, ed una lunga strada la univa
al capoluogo (A Karalibus Turrem), attraversando la fertile pianura campidanese.
Situata nel mezzo del percorso, si trovava Forum Traiani (Fordongianus),
altro importante centro, abbellito nel I� secolo d.C., da lussuose terme. La Sardegna
divenne un'importante granaio di Roma, secondo solo all' Egitto, e prosper� per quattro secoli sotto la sua egemonia,
segnandola indelebilmente, fino alla caduta dell' Impero.
I Bizantini
Il culto di
Santu Antine (San Costantino), fu introdotto dai Bizantini e
si radic� profondamente nella tradizione isolana
Alla caduta dell'impero romano, la Sardegna fu occupata dai Vandali che mantennero sull' isola un presidio militare
per circa ottant'anni, fino alla presa di potere dei Bizantini nel 534 d.C. Con loro
al potere, le strutture sociali non subirono profonde trasformazioni se non in campo
religioso, dove per opera di Gregorio Magno, si giunse alla completa conversione dei
Sardi al Cristianesimo. La nuova religione non trasform� per� subito
il carattere degli abitanti delle Barbagie che continuarono a restare isolati nelle montagne
e a scendere nelle pianure, secondo antiche consuetudini, per commettere scorrerie
e rapine.
Pian piano il bizantinismo esercit� il suo influsso nella cultura e nell'arte isolana
e cre� un forte legame con Bisanzio, che serv� sicuramente ad impedire l'occupazione
longobarda. Ma fu soprattutto in campo religioso che si sent� la sua presenza,
con la costruzione di chiese a croce greca, a cupola emisferica, secondo
il modello di Santa Sofia a Costantinopoli, con chiese a pianta quadrata,
e con l'introduzione nell'isola del rito bizantino insieme a tradizioni e
consuetudini fino ad allora sconosciute. Si afferm� in quel periodo il culto dell'imperatore
Costantino, in onore del quale si tiene tuttora a Sedilo la cavalcata detta s'
Ard�a, che ricorda le corse dell'ippodromo di Bisanzio.
I Giudicati
A partire dall'VIII� secolo, gli Arabi iniziarono scorrerie sempre pi� frequenti, alle quali
i Sardi, ritiratisi i Bizantini, dovettero far fronte solo con le loro forze. Inizia
allora il periodo dei Giudicati, una forma originale di governo che dur�
per i successivi 500 anni. I quattro giudicati erano quelli di Torres-Logudoro,
di Cagliari, di Gallura e di Arborea, ed erano retti da un giudice con potere sovrano.
Amministravano un territorio, chiamato logu, suddiviso in curatorie
formate da pi� villaggi, retti da capi chiamati majori. Parte dello sfruttamento
del territori, come anche l'agricoltura, veniva gestita in modo collettivo.
L'aiuto portato alla Sardegna contro gli Arabi da parte delle flotte genovese e pisana, ebbero
come conseguenza un crescente influsso delle due Repubbliche
marinare. Rimase completamente autonomo il giudicato d'Arborea nel quale,
nel 1395,
il giudice Eleonora d'Arborea eman� la Carta de Logu, un insieme di leggi rimasto in vigore
fino al 1827.
Gli Aragonesi
Il periodo che va dagli inizi del XIV� secolo a circa la met� del secolo successivo,
rappresenta per la civilt� occidentale un periodo di transizione dal medio evo
all' et� moderna: la societ� si svincola dai miti e dalle tradizioni
mediovali e si avvia verso il Rinascimento. Purtroppo, questi cambiamenti non si riscontrano
in Sardegna: quel periodo corrisponde infatti all'occupazione aragonese (ebbe inizio
nel 1323
- 1324),
ed � considerato da molti come il peggiore di tutta la storia dell'isola, il cammino
verso l'et� moderna viene bruscamente interrotto e tutta la societ� isolana regred�
verso un nuovo e pi� buio medio evo. Le maggiori cause furono viste nel regime di
privilegio, di angherie e di monopolio esclusivo di ogni potere, instaurato a proprio
favore dai Catalano-aragonesi. Una testimonianza evidente della situazione creatasi,
� fornita dagli stessi Catalani, che ancora nel 1481 e nel 1511, in pieno Parlamento, chiedevano al re la conferma
in blocco degli antichi privilegi, ricordando che erano stati concessi per tenir
appretada e sotmesa la naci� sarda (mantenere bisognosa e sottomessa la
nazione sarda). Con il dispotismo e la confisca di tutte le ricchezze, si arrest�
bruscamente il processo di rinnovamente economico, culturale e sociale che i Genovesi, i Pisani e la
Chiesa
stessa, con i suoi ordini monastici, avevano suscitato nei primi tre secoli dopo
l' anno Mille.
Il regno di Sardegna
Il Regnum Sardiniae et Corsicae, ebbe inizio nel 1297, quando Papa Bonifacio VIII, lo istitui per dirimere le contesa tra
Angioini e Aragonesi circa il regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari passati
poi alla storia come Vespri siciliani). Il Regno faceva parte del variegato
complesso di stati che formavano la Corona d'Aragona e, dal 1479 in poi, la Corona di Spagna. In seguito agli aggiustamenti territoriali
seguiti alla guerra di successione spagnola - finita nel 1713 - per un
brevissimo periodo, tra il 1713 ed il 1718, l'Isola pass� agli austriaci che la cedettero
poi al duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, ottenendo cos� il relativo titolo
regio. Per pi� di cento anni mantenne lo status di regno autonomo, fino al
1847,
quando fu pienamente integrata nell'amministrazione piemontese. In quel periodo
varie riforme provocarono forti cambiamenti nell'assetto del territorio: l' editto
delle chiudende (..tancas serradas a muru..) introdusse la propriet�
privata, ponendo fine alla gestione collettiva dei terreni e determinando forti
malumori e rivolte. Il regno di Sardegna fu poi la culla del Risorgimento
italiano e, insieme a piemontesi e savoiardi, i sardi contribuirono non poco all'unificazione
italiana.
Cultura sarda
Le lingue dei Sardi
Ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per
un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli
una bisaccia dicendo: �...pone mihi tres panes in bertula... �; esattamente
la stessa frase � attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa
cosa. Il sardo � infatti la lingua neo-latina che pi� di tutte contiene frasi ancora
interamente latine. Parlata ovunque nell'isola, � frammentata in una certa quantit�
di dialetti (ne sono stati individuate 67 variet� interne). Sono unanimemente riconosciute
dai glottologi due macro-varianti (gruppi) non ancora unificate:
- - a nord, il Logudorese
- (costituisce il tipo pi� caratteristico e conservativo) - comprendente le parlate
del Logodoro e del Nuorese. Il dialetto nuorese, nonostante sia di tipo logudorese
si caratterizza per maggiore arcaicit� e purezza rispetto al logudorese comune,
e per questo motivo viene talvolta trattato come una variante autonoma.
- - a sud, il Campidanese - maggiormente influenzato dal catalano e dall'antico
toscano - parlato nell'intero meridione dell'isola, e che costituisce la variante
pi� diffusa.
I dialetti gallurese e sassarese, di tipo c�rso, appartengono linguisticamente al gruppo dei
dialetti italiani e non sono dunque a rigore linguisticamente ascrivibili alla lingua
sarda se non geograficamente e per varie inflenze lessicali. Il gallurese, in modo
particolare � particolarmente affine ai dialetti del sud della Corsica e conosciuto
dai linguisti col nome di c�rso-gallurese.
Ad Alghero
� parlato un dialetto della lingua catalana (algherese) mentre nelle isole di San Pietro e di Sant'Antioco
� parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino). A Isili � inoltre in via di estinzione il gergo di
origine zingara dei ramai ambulanti locali (Romaniska);
Sono tutte lingue romanze, derivate dal latino e dai precedenti substrati preistorici
e appartenenti alla famiglia delle lingue indo-europee. Pi� di un milione e mezzo
di Sardi parlano una di queste lingue e, dopo l'italiano, sono le lingue pi� parlate
in Italia. Nell'ambito delle iniziative per l'ufficializzazione dell'uso della lingua
sarda la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare
trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche
comuni delle varianti logudorese, nuorese, e campidanese.
La musica
L'origine delle launeddas viene fatto risalire all' VIII� secolo a.C., sulla base
di un bronzetto raffigurante un suonatore, ritrovato nelle campagne di
Ittiri.
La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, � una delle pi� antiche
e ricche del Mediterraneo, basti pensare che in un vaso risalente alla cultura di
Ozieri
- circa 3000 anni a.C. - si documenta un tipico "ballo sardo". � impossibile sapere quali strumenti musicali
suonassero gli artisti di allora insieme alle launeddas, ma presumibilmente si trattava
di quello ancora pi� antico e cio� la voce, con la quale, molto probabilmente, i
nuragici si sono esercitati a lungo, visto che sono riusciti ad elaborare un incredibile
coro polifonico: i tenores, (su concordu, su tenore, su contrattu
o s'aggorropamentu - attualmente tipici dell'area barbaricina) - dimostrando
di conoscere bene i principi dell'armonia nella polifonia. Nel 2005, l' Unesco li ha classificati come patrimonio orale e immateriale
dell'Umanit�.
Da questo suono indigeno, migliaia di anni fa, ha originato un strumento musicale
polifonico unico nel suo genere, le launeddas, formato da tre canne palustri: la pi� lunga
� detta tumbu, alla quale � legata sa mancosa manna, e poi sa mancosedda
. Per poterlo suonare, si utilizza una tecnica di respirazione molto particolare,
chiamata respirazione circolare - (espirazione e inspirazione) - grazie alla
quale � possibile per il suonatore, fornire fiato senza interruzione per diversi
minuti. Altri strumenti tipici, oltre all'organetto, sono: la serraggia (costituita
da una grossa canna, una sacca rigonfia ed una corda tesa che viene sfregata con
un archetto di lentischio); su pipiolu (uno zufolo fatto di canna palustre)
e su tumbarinu - uno strumento a percussione - di Aidomaggiore
e Gavoi.
Le feste popolari
Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunit� isolane ed oggi pi� che mai,
soprattuto con la rivalutazione di molte sagre minori, esse sono legate al desiderio
ed alla necessit� di riaffermare la propria singolare identit� culturale. Andare
per feste in Sardegna significa infatti immergersi in una cultura antica, alla scoperta
di suoni profondi, di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali
e di gare poetiche in lingua sarda. Spesso durano diversi giorni e coinvolgono tutta
la comunit� e molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali od
organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare.
Ecco alcune importanti sagre:
La cucina
La cucina sarda si basa su ingredienti molto semplici, derivati dalla tradizione
pastorale e contadina, e dalla tradizione marinara lungo le coste. E' molto varia
e cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze, ma anche negli ingredienti.
Come antipasti, sono molto apprezzati i prosciutti di cinghiale, le salsiccie di
Irgoli
e i prosciutti di Aritzo accompagnati da olive e funghi, mentre per i
piatti a base di pesce, si possono scegliere vari antipasti di mare. Primi
piatti tipici sono i malloreddus - (gnocchetti di semola conditi con sugo e salsicce);
i culurgiones - (fagottini ripieni di ricotta e menta,
oppure con un ripieno a base di patata, formaggio fresco e menta) - e i cui
ingredienti variano da regione a regione; il pane frattau - (pane carasau bagnato nel brodo, con salsa di
pomodoro e uovo in camicia); la suppa cuatta o suppa galluresa - (pane sardo, casu conzeddu
(casizzolu), spezie, pecorino), il tutto ammorbidito
con brodo e cucinato al forno); sa fregula - minestra di brodo di carne, con pasta di semola
lavorata a piccoli grumi, come il cus-cus.
I pani e i dolci
Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione del pane e la preparazione dei dolci,
in certe regioni dell'Isola pu� diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici
e vanno dalla farina di grano duro, alle mandorle ed al miele. A gennaio, per i
fal� di Sant'Antonio, vengono preparate sas Cozzuleddas,
sos Pirighitos e su Pistiddu (una focaccia molto decorata con un ripieno
di buccia d'arancia, miele e vino cotto), a secondo delle regioni. Per carvevale
si preparano sas Frisolas (li Frisgioni in sassarese) e sas Cattas
(Zippulas in campidanese), che sono delle fritelle dolci. Per la festa di
San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano,
decorati con delle particolari fantasie floreali che sono delle vere e proprie effimere
opere d'arte. A
Nuoro per la
Pasqua si preparano sas pizzinnas de ovu, figure antropomorfe
fatte con la pasta dolce e decorati con un uovo, simbolo di fecondit�. Un altro
dolce tipico del periodo pasquale sono sas Casadinas (Pardulas in
campidanese, fatte con formaggio (sa Pischedda) aromatizzato con finocchio
selvatico e buccia d'arancio. Per Ognissanti, il dolce caratteristico � il pane e'sapa,
preparato con vino cotto, mandorle e noci e poi tutta una variet� di Papassinos,
da quelli semplici a quelli con la glassa. Da non dimenticare il tipico torrone di
Tonara
e gli altri dolci, conosciuti anche nel continente come sas Sebadas (Seadas
a secondo delle regioni) e sos Rujolos, preparati con Casizzolu e
miele. Molto variegati sono i dolci per i matrimoni che vanno dai Gatt�,
a sos Coros, a s'Aranzada, sas Urigliettas, sos Sospiros,
sas Tiriccas, sos Amarettos....
I formaggi
Di antichissima origine, il Pecorino romano viene prodotto anche in Sardegna.
La Sardegna, grazie alla sua atavica tradizione pastorale, offre la pi� vasta produzione
di formaggi pecorini d'Europa. Sono esportati ed apprezzati ovunque, ma soprattutto
in Nord
America. Vi si trovano i canestrati (pecorini stagionati in cesti
di vimini); le Paste di pecorino (simili alle creme di formaggio); la Frue
(antenata della Feta greca), i pecorini a pasta molle - (Friscu) - e quelli
a pasta dura (DOP); su Brotzu (Brocciu nelle Gallure), ricotta di
antichissima tradizione, (ottime quelle stagionate su legni aromatici); su Gioddu,
una sorta di yogurt di pecora (molto buono con miele amaro); su Casizzulu
(o casu conzeddu) fatto con latte vaccino, buonissimo se mangiato alla sarda
(sulla brace, con legna di macchia mediterranea e bacche di mirto).
Vini e liquori
Pianta di Mirto. In Sardegna, sia dalle foglie che dalle bacche, dal
Mirto
si ricava un liquore dal gusto inconfondibile e molto apprezzato.
Da sempre la Sardegna � stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche
archeologiche hanno evidenziato come gi� al tempo della civilt� nuragica si coltivava
la vite e si produceva vino. Tale tradizione e continuata con i romani e poi, attraverso
le varie occupazioni straniere, si � ancora arricchita. Tra i vini rossi, il Cannonau � il pi� importante insieme alla Monica, al Carignano, al Turriga, mentre tra i bianchi i pi� rinomati
sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la
Malvasia di
Bosa, il Nasco, il Torbato, il Nuragus, il Moscato, l' Angialis, senza dimenticcare
la tipica Vernaccia. Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C.,
come il Cannonau, e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni un
cui viene prodotto: quello di Jerzu � uno dei pi� conosciuti.
Il liquore di Mirto (sia bianco che rosso) � molto conosciuto insieme alla
fortissima grappa filu e' ferru ed al Villacidro.
Ambiente naturale
Pi� del 50% delle rocce sarde � costituito da granito. Il forte vento di
maestrale,
insieme alla pioggia, hanno creato le incredibili
sculture del vento, sparse
su tutta l'isola: l'
orso di Palau, l'
elefante di Castelsardo, il grande ombrello di granito del
fungo di
Arzachena, sono opere di particolare suggestione.
La Sardegna �, per estensione, la terza regione italiana e la seconda isola del
Mediterraneo. Per la variet� dei suoi ecosistemi � da molti considerata come un micro-continente
costituito da un alternarsi di paesaggi montuosi e di foreste, di zone completamente disabitate, di lagune, di
corsi d'acqua tumultuosi, di lunghissime spiagge sabbiose e di falesie a strapiombo
sul mare. Gruppi rocciosi calcarei, popolati da ginepri contorti, si possono ammirare nel
Supramonte e nel Monte Albo. Le rocce frastagliate e affilate,
le doline, le voragini, le arcate pittoresche e le guglie, fanno di questi posti
le "Dolomiti sarde". Complessivamente le formazioni calcaree formano il 10%
della superficie dell'Isola e sono interessate da particolari fenomeni carsici che
formano grotte, voragini con laghetti sotterranei e sorgenti carsiche come quelle
de Su Gologone di Oliena. Le grotte pi� famose sono quelle litoranee del Bue Marino,
a Cala Gonone e quelle di Nettuno ad Alghero
nel cui interno si trova uno dei pi� grandi laghi sotterrani d' Europa.
Corallo rosso -nella
Grotta del Nereo, proprio sotto il promontorio di
Capo
Caccia, si possono ammirare intere pareti di roccia ricoperte di
corallo rosso.
Molto belle sono pure quelle di Is Zuddas a Santadi, Su Mannu a Fluminimaggiore, quella di San Giovanni a Domusnovas,
Su Marmuri a Ulassai e la voragine di Ispinigoli vicino a Dorgali.
Numerose poi sono quelle sommerse, tra le quali, una delle pi� famose, la Grotta
del Nereo, proprio sotto il promontorio di Capo Caccia, dove si possono
ammirare intere pareti di roccia ricoperte di corallo rosso. Pi� di 600.000 ha.
di territorio sardo � sotto protezione ambientale. Anche se con qualche difficolt�
per quanto riguarda il Parco Nazionale del Gennargentu, sono sotto tutela
alcuni dei pi� affascinanti tratti della costa sarda: dalla Maddalena all'
Asinara, dalla penisola del Sinis a Capo Carbonara.
Il Muflone -
su muvrone - : specie autoctona, � l'emblema della fauna
sarda.
Immerse in questo ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio
botanico e faunistico con specie uniche al mondo, si trovano poi le vestigia del
periodo nuragico, fenicio-punico e romano: la Regione Autonoma della Sard